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Il Conte Francesco Matarazzo fondatore di una dinastia che ancora oggi ha rappresentanti al governo

Nessuno impersona tanto lo spirito imprenditoriale portato dagli emigranti italiani in Brasile quanto il salernitano Francesco Matarazzo (1854-1937), diventato in Brasile Conte Francisco Matarazzo, proprietario di un impero industriale senza precedenti all’inizio del secolo e fondatore di una dinastia che ancora oggi ha rappresentanti al governo.
Matarazzo [foto] non comincia dal nulla nella vita, perché la sua era una famiglia benestante a Castellabate, ma perde il padre molto presto, e nel 1880 si imbarca su un piroscafo alla volta del Brasile in cerca di fortuna. A quell’epoca, il grasso suino era una merce molto richiesta, e Matarazzo se ne porta dietro un carico per cominciare la sua avventura brasiliana con un capitale iniziale. Ma era destino che la sua traiettoria cominciasse dal nulla, da vero self-made man: il carico di grasso, dopo aver attraversato felicemente l’Atlantico, affonda assieme a due bauli di vestiti, nel tragitto dal piroscafo al molo del porto di Santos. Il giovane Francesco deve così cominciare dal nulla, appena pochi soldi e i vestiti che ha addosso.
Matarazzo, che per le autorità brasiliane dell’Impero del Brasile (come era denominato all’epoca) era già diventato Francisco, lavora come bracciante nelle piantagioni dell’interno dello stato di San Paolo, e appena riesce a raccimolare un certo gruzzolo apre nella cittadina di Sorocaba un emporio che vende... grasso suino e altri articoli di prima necessità per i fattori italiani delle grandi fazendas locali, dai coltelli alle zappe, dai cappelli ai cerchioni per le ruote delle carrette. Guadagna abbastanza per cominciare a barattare le proprie merci per farina, e con la farina comincia a produrre spaghetti e maccheroni. Con il capitale monta un allevamento di maiali per ottenere il grasso, e allo stesso tempo fonda il primo "mulino moderno" del Brasile, come annuncia un giornale del 1891 e la prima fabbrica di pasta. Il Mulino Moderno Matarazzo, invece degli scomodi barilotti di legno nei quali era venduta la farina sino allora, adotta i pratici sacchi di cotone che avevano fatto la loro apparizione in Europa nel decennio precedente, e il successo è immediato. Gli ordini cominciano a fioccare da tutto lo stato, e persino dagli stati brasiliani limitrofi. Il nome Matarazzo comincia a diventare famoso. Ma lo spirito imprenditoriale di Francisco non finisce lì: per insaccare la farina, compra piantagioni di cotone e monta una fabbrica di sacchi, che prima doveva importare dall’Inghilterra. La fabbrica di sacchi si trasforma presto in un impianto di filati di cotone, e Matarazzo entra nel settore dell’abbigliamento. Nulla va sprecato nel sistema industriale eretto dal dinamico imprenditore salernitano: dalle piantagioni di cotone i semi sono inviati a Sorocaba, dove sorge una fabbrica di olio di cotone, con il quale Matarazzo si inventa di fare sapone, poi prodotti per la pelle, e così via.
Nel 1930 il giornale ‘Diario de São Paulo’ può scrivere: "E’ sorto un nuovo Stato brasiliano. E’ lo Stato Matarazzo, che copre tutta la geografia economica del Brasile: se lo stato di San Paolo ha un prodotto interno lordo annuo di 400 mila ‘Contos de Rei’, e lo stato di Rio de Janeiro di 270 mila ‘Contos’, le Industrias Reunidas Matarazzo S.A. incassano all’anno 350 mila ‘Contos’. Si può quindi affermare che il conte Francisco Matarazzo rappresenta dal punto di vista economico e finanziario il secondo Stato brasiliano".
Francesco Matarazzo nel frattempo è diventato conte per le sue attività filantropiche e beneficienti tanto in Brasile come a Salerno, dove finanzia la costruzione di un ospedale intitolato a re Vittorio Emanuele III. Ed è lo stesso re d’Italia a consegnargli personalmente il titolo di nobiltà. Francisco muore così a San Paolo nel 1937 lasciando in eredità alla sua (numerosa) famiglia un titolo nobiliare che i pronipoti usano ancora oggi, e il maggior gruppo industriale dell’America Latina.
A Francesco Matarazzo si deve anche in parte la fama di fascisti che si guadagnano gli emigrati in Brasile e in America Latina in generale: l’industriale salernitano oltre alle opere di bene finanziava in modo munifico anche il partito fascista, e ne divenne il principale rappresentante in Brasile.
Dei suoi discendenti si mette in rilievo il nipote Cicillo (soprannome di Francisco), che all’attività industriale unisce quella di mecenate delle arti: fondò nel 1946 il Museu de Arte de São Paulo, tuttora il maggior museo dell’America Latina, e nel 1951 la Biennale di San Paolo, che presiede fino alla morte nel 1977.
L’impero Matarazzo non regge però alla modernizzazione dell’economia brasiliana e soprattutto alla sua apertura al capitale internazionale, e finisce smembrato a poco a poco. Oggi sui resti del parco industriale Matarazzo a San Paolo, che durante trent’anni era il maggiore dell’America Latina, sorge un centro commerciale con il nome della dinastia, ma è solo un omaggio postumo.

Fonte: Cattani-Central de Informações Brasil-Itália/News ITALIA PRESS


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